Ahmed nel reparto neonati

Ahmed nel reparto neonati

Oggi ho accompagnato Ahmed a fare acquisti nel reparto neonati di un grande magazzino.

A luglio nasce suo nipote, il suo primo nipote e vuole inviare in Egitto, alla sua famiglia, tanti regali.

Non c’è, a prima vista, nulla di anomalo se non fosse che si parla di un ragazzo di 17 anni al suo primo stipendio e che invece di comprare per se pensa solo alla sua famiglia in Egitto.

Ha un contratto come aiuto cuoco, lavora con impegno e sacrificio ed è felice perché con i soldi assicura una vita più degna a tutte le persone lasciate in Egitto

Ahmed è un adolescente ( così si dice dalle nostre parti) con il vestito da uomo, ha le mie stesse preoccupazioni, i miei stessi pensieri,  le mie stesse responsabilità di padre, con un unica differenza io ho 45 anni.

Giovani uomini in terra straniera, loro malgrado uomini troppo presto.

Hanno da insegnarci questi ragazzi, testimoni del sacrificio come senso non solo del dovere ma della possibilità di essere felici, di sentirsi realizzati.Felici di vedere felici i loro cari.

Sembrava scontato qualche tempo fa. Adesso ognuno vive per se, il mondo finisce con noi stessi, la felicità corrisponde alla narcisistica soddisfazione di tutti i nostri desideri.

Abbiano smarrito la strada  della nostra felicità e ( i tanti ) Ahmed  venuti da terre lontane ci aiutano a ritrovarla.

Ma lo sappiamo non c’è peggior sordo per chi non vuol sentire.



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