Anche tuo figlio gioca a Fortnite?

E’ la lettera di Reed Hastings, Fondatore e CEO di Netflix, arrivata agli investitori nelle ultime settimane che lascia pensare.

Scrive, con una certa sorpresa: “siamo più in competizione con Fortnite di quanto non lo siamo con Hbo” – e viene citato anche il picco di view toccato nell’ottobre scorso in coincidenza con un “down” di Youtube. Come a dire: il problema di Netflix non sono i suoi competitor naturali (Hbo, Hulu, Disney o Amazon) ma tutte le fonti di assorbimento del tempo dei suoi utenti. E il videogame Fortnite da questo punto di vista è imbattibile.

Lanciato all’inizio del 2017 prevede decine di utenti connessi contemporaneamente in modalità tutti-contro-tutti. A novembre gli utenti hanno toccato quota 200 milioni, con un aumento del 60% rispetto a giugno. E se a gennaio giocavano fino a 2 milioni di utenti contemporaneamente, dieci mesi dopo erano diventati più di 8 milioni.

Perché Fortnite è ben più del videogioco del momento; è un fenomeno da 40 milioni di utenti, capace di svelare i segreti del genere oggi più redditizio del settore – il battle royale – e di indicare come stiano cambiando i passatempi preferiti fra gli under 25: videogiocare e guardare chi lo fa, i famosi “Youtuber”.

Il Battle Royal è un genere, ispirato ad un famoso film giapponese da cui prende il nome, in cui i giocatori, di solito molti, devono scontrarsi su una mappa che si restringerà gradualmente e sopravvivere fino alla fine della partita rimanendo gli ultimi sopravvissuti. Fortnite prevede lande sperdute dove bisogna sopravvivere a nemici controllati dall’intelligenza artificiale, il giocatore è chiamato via via ad armarsi, a cooperare con un compagno e a costruirsi postazioni d’attacco, muri di protezione, addirittura piccole fortezze. In altri termini, quella di Fortnite è una miscela arricchita da una grafica in stile cartoon.

A febbraio 2018 ha incassato 103 milioni di dollari solo in micro acquisti e oggi conta circa 10 milioni di utenti in più del suo avo e concorrente. Fra questi ultimi, ci sono giocatori come Drake e Ninja (che per inciso, anche grazie al gioco, ha dichiarato di incassare 500mila dollari al mese). In Fortnite, la modalità battle royale è gratuita e cross-platform. Significa che giocatori su Pc, Xbox One, iOs e Mac (ma il gioco c’è anche per Playstation 4) possono condividere la stessa partita e senza spendere un euro.

Fortnite non è più un gioco, è diventato un fenomeno di costume.

Ma quali sono le componenti che “incollano” letteralmente i bambini e gli adolescenti, senza contare una quota crescente di adulti, allo schermo dei loro device?

Il rinforzo positivo, la competizione e l’assenza del game over.

Il rinforzo positivo segue lo stesso meccanismo del diabolico “Gratta e Vinci” in cui quando vinci 10 euro ti riempi di soddisfazione e ti dimentichi che ne hai spesi in acquisto biglietti 2.000, così in Fortnite hai la possibilità ogni tanto di fare piccole vincite e conquistare spazi, armi, alleanze, nuovi scenari. Ti incoraggia in continuazione con un messaggio subdolo che dice:” vedi che se ti impegni sei bravo, avanti continua così”. E via ore a giocare …

La competizione è tipica dell’età. Immaginate un adolescente esile, oppure al contrario molto robusto, timido, introverso, magari anche amante della tecnologia, amante della logica e della matematica e in una famiglia in difficoltà o perchè i genitori lavorano tutto il giorno o perchè particolarmente conflittuali. Un adolescente solo. Fortinite diventa il luogo della sua auto realizzazione virtuale, dove può dimostrare chi è a tutti ed essere rispettato. Per farlo deve allenarsi ore, sottratte allo studio, al sonno e soprattutto alle relazioni reali.

Quando eravamo piccoli, quelli della mia generazione classe 1972, giocavamo ai videogame nei bar della città o sul lido del mare a colpi di 500 lire. E dopo aver assillato i propri genitori per gli spiccioli, quando il gioco finiva, con la sua inequivocabile scritta GAME OVER, finiva anche l’attaccamento alla macchina fantasmagorica. I Giochi di adesso non finiscono mai. Fortnite, per esempio, non si può neanche mettere in pausa. E’ facile comprendere che i colori accattivanti, il cambio continuo dei paesaggi e degli scenari, la velocità e il ritmo di gioco, le strategie di cooperazione con i tuoi alleati e l’assenza della fine del gioco lo rendono troppo attraente e anche “sorvegliato speciale” per tutti gli adulti.

Molti mi chiedono se è giusto comprare Fortnite al proprio figlio ? La domanda è sbagliata, anche perché Fortnite non si acquista ma si scarica gratuitamente su tutte le piattaforme.

Le domande giuste sono:” sono consapevole che il mio compito educativo prevede a pieno titolo che io debba mediare tra il gioco e la realtà?” “Sono pronto a dedicare tempo, energie, a capire come gioca mio figlio, quanto tempo gioca, con chi gioca?” “Quali sono le alternative che io poso offrire a mio figlio oltre i giochi virtuali?” “In che modo alimento le sue passioni”?

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Luigi Pietroluongo