Le 10 mosse per rovinare un figlio.

di Luigi Pietroluongo

Qualche settimana fa sono stato invitato a riflettere, presso L’Università della Famiglia della Fondazione Exodus di Cassino – www.exoduscassino.it -,  su un tema scottante, attuale, intimo come l’educazione dei propri figli.

L’oggetto dell’incontro è stato come rovinare un figlio in dieci mosse.

La domenica precedente all’evento ho avuto a pranzo una decina di amici e nel bel mezzo dell’arrosto con patate ho annunciato, così sottotono, che avrei partecipato a questa inziativa la settimana seguente. E così senza neanche troppo pensarci ho chiesto agli altri la loro personale lista di come rovinare un figlio. Si è aperto un mondo. Passato l’arrosto, i formaggi, le verdure, i dolci, la frutta e il caffè siamo rimasti a parlare fino all’imbrunire.

Si è spalancato, negli occhi dei miei partecipanti, un desiderio forte e naturale di raccontarsi, far uscire dubbi, paure e incertezze sulla propria condizione di genitori.  Tutti parlavano del quotidiano, del non detto, delle proprie attese, di quando sono stati figli adolescenti. Un bel pomeriggio domenicale, un momento formativo, intimo, di riflessione sulla propria condizione genitoriale.

In un tempo in cui gli stimoli (presunti) educativi sono tantissimi aumenta tanto l’incertezza delle scelte dei genitori sui propri figli. Io non sono da meno, essendo padre di due bambini di 8 e 4 anni.

Di buona lena, il mattino seguente ho inziato a scrivere e smontare i frammenti del mio quotidiano scomponendoli per scoprire tutto quello che facevo e non volevo fare e tutto quello che avrei voluto fare da adesso in poi. Alla fine della settimana è uscito questo:

1) Non avere momenti esclusivi solo con lui/lei. Un momento esclusivo consegna un timbro emozionale che ti porterai tutta la vita. Ho inziato, la sera, a leggere il Piccolo Principe. Ma non può mancare una gita, una’avventura, un concerto, un museo, un viaggio insieme.

2) Non avere momenti di tenerezza fisici: abbracci, carezze, baci. Ho sempre pensato che la fisicità esprima più profondità delle parole. E’ una cura di bellezza e tenerezza sopratutto per chi li compie e poi per chi li riceve.

3) Denigrare, mortificare lui/lei oppure altri in sua presenza. Devo porre grande attenzione di chi parlo e di come parlo, un momento di rabbia, di sconforto non è sempre decifrabile come momentaneo da chi lo ascolta.

4) Esaltarlo, adularlo. Il processo di autostima, così importante per tutto il suo futuro, non passa edulcorando la realtà. Se i talenti vengono messi in evidenza testimoniando la speranza allo stesso modo va espresso il concetto di limite ed il suo superamento.

5) Non ascoltare con attezione anche quando si è stanchi morti. Facile a scrivere, ma la sera prima di dormire si apre uno spazio magico non viverlo vuol dire perderci qualcosa di grande.

6) Replicare modelli negativi ( di cui si è coscienti). Io cresco insieme a mio figlio. Ma mio padre e mia madre … i nostri genitori ci hanno amato per come potevano e sapevano fare. Noi siamo adulti, è tempo di crescere. E la crescita nostra è dentro la relazione, di tutti i giorni, con i nostri figli. #cresciamoinsiemeairagazzichecresciamo

7) Non tradirlo, non ingannarlo. In particolar modo non ingannando noi stessi.

8) Non dare valore alla sua unicità, non paragonarlo ad altri. Se non si coltiva il senso profondo della bellezza nelle relazioni con gli altri, nella natura, nell’arte, nella musica inevitabilmente ci capiterà di perderci pensando che esistano modelli assoluti da seguire. E’ una tentazione pericolosissima e subdola, va combattuta costantemente.

9) Non spiegargli le ragioni dei no. Mi piace pensare che ci si educhi al pensiero critico.

10) Non dargli modo di fare esperienze dei suoi talenti, conoscerli e valorizzarli. Contaminarsi nel mondo per non avere paura del diverso ma anzi accoglierlo come occasione per conoscersi più in profondità.

Salmo 138.

“Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo”


3 comments

  1. Alessandra
    5 Febbraio 2018 at 6:20

    Grazie Luigi
    Le tue riflessioni sempre molto gradite sono una carezza all’ animo e una spinta energica a migliorarsi….

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  2. Giancarlo Chiacchiari
    5 Febbraio 2018 at 9:21

    Grande Luigi!
    Veramente una bella riflessione!
    Un caro abbraccio!
    Giancarlo

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  3. Josef Bianchi
    5 Febbraio 2018 at 17:08

    Ciao Luigi Grazie di inviarmi ogni tanto una tua prosa ,specialmente questa perché è un soggetto più personale che di attualità.
    Infatti i nostri figli oggi faranno la società di domani ed è di nostra responsabilità educarli ,prepararli alle difficoltà di questo mondo in piena trasformazione.
    Secondo me la base prima è l’educazione che transita per primo dai Genitori poi dalla scuola. Un bambino normale ha la facoltà d’ immaganizza Re tante situazioni per poi le analizzare che per me la chiave della riuscita è l’esempio inculcato dai genitori perché per il figlio sono i modelli fino all’età di spicchi are il volo da soli armati dell’educazione ricevuta e della propria intelligenza ereditata dal nostro Signore.
    Tutti i punti evocati nel tuo testo sono evidenti,ma dovrebbero essere aggiunti al mio. …….
    Questo parere è solo mio ma riflette il mio modo di pensare.
    Bravo e continua a perseverare in questo senso.
    G.Bianchi

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