Telemaco è venuto da me

 

Sotto un fior molle di tessuta lana
Ei volgea nel suo cor, per quell’intera
Notte, il cammin che gli additò Minerva. Odissea, I libro.

E Telemaco stette tutta la notte a pensare al viaggio che avrebbe intrapreso l’indomani.

Ma voi quanti ragazzi conoscete che hanno trascorso una notte a pensare al viaggio che hanno desiderio di compiere? In quanti ragazzi vedete ardere la passione di scommettere per qualcosa di grande ? Di ancora sconosciuto ? Di avventuroso ?

Io sono fortunato, li conosco, li vedo tutti i giorni sono i ragazzi che approdano nella mia comunità a metà del loro viaggio. La prima metà del viaggio è quello fisico e geografico dove si percorrono migliaia di kilometri e si vivono traversie di ogni genere, la seconda metà è quando arrivati in un porto si inizia a crescere come uomini e donne mantenedo ancora la Speranza.

Di questi ragazzi ho addosso, sulla mia pelle, i loro sguardi. Sono di emozioni travolgenti, rabbia, gioia, amore, vendetta, speranza. Sono occhi accesi sulla vita che non so descrivere. Sono sguardi di giovani che vivono fino in fondo, senza risparmiarsi, i loro desideri. E per me sono un esempio, una testimonianza, un monito forte e vivo di come da adulto devo vivere la mia vita.

E verso questi nostri adolescenti, non tutti, addormentati, sazi di ogni desiderio, spenti dalla passione, che vivono perennemente in una narrazione disperata del presente o nel consumare tutto subito senza provare la fatica e l’avventura sento una responsabilità profonda.

Sì, perchè a chi spetta il compito di far ardere questo desiderio di infinito ? Chi deve soffiare sul vento dell’entusiasmo dei ragazzi ? Chi deve preoccuparsi non di coprire, proteggere, soffocare, eliminare tutti i problemi ma di vivere le difficoltà come modo vero e profondo per conoscersi come uomini e donne ? Chi lo deve fare ?

Loro, i ragazzi, guardano i nostri occhi, anzi i miei, tutti i giorni. In questi occhi cercano il mondo da sfidare, un’avventura da vivere, una canoa da condurre nelle cascate della vita da soli.

A me resta solo il compito di guardare e dargli tutto il coraggio che posso, che trovo. Tutto il coraggio che chiedo a Dio.

Luigi Pietroluongo

 



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